Riflessioni spritzettare · Spiritualità · Spritz librario

Spritz librario – “Ritrovarsi” di Rosemary Altea

Nel mondo dell’occulto un argomento appassiona da sempre l’intero genere umano: lo spiritismo. O, per parlare in termini meno tecnici, quel qualcosa che risponda alla domanda: cosa ci succede dopo la morte?

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Tralasciando le varie idee sull’anima e i concetti legati a essa, la speranza intrinseca è che non si fermi tutto con la morte fisica, ma che “qualcosa” prosegua in una nuova veste. Più che per se stessi la speranza è rivolta verso le persone care che ci hanno accompagnato in questo percorso terreno e venute a mancare anzitempo, di cui non ci si rassegna della perdita in sè o col rimorso di non aver espresso in maniera adeguata quel che si provava o apprezzava in loro.

Affronta questo argomento Rosemary Altea, una nota sensitiva inglese trapiantata in America con all’attivo numerosi libri e seminari sull’argomento. Il suo approccio è piuttosto semplice: in sua presenza o previo appuntamento telefonico, riferisce in tempo reale i messaggi che le vengono comunicati dagli spiriti delle persone care che il cliente conosceva quando ancora in vita. Senza alcuna assicurazione su chi apparirà e cosa dirà, le appaiono davanti genitori, figli, nonni o cari amici come se fossero vivi e vegeti, ben vestiti e nella maggior parte dei casi con una bella parlatina. 

 

Nel libro si da spazio a tormentate vicende personali dell’autrice come la tribolazione per una fattoria ereditata, un brutto periodo legato alla malattia della figlia e le sue interazioni col suo spirito guida, “Aquila Grigia”, nonché alle testimonianze dei clienti che le si affidano. Nel libro sottolinea di non percepire alcun compenso per le sue prestazioni, ma non ho approfondito su come finanzi i viaggi legati ai suoi seminari o l’attività lavorativa effettiva svolta per avere di che vivere.

Il tutto si può riassumere in: i defunti desiderano il nostro bene. 

Le testimonianze, alcune molto commoventi, sono tutte legate da quest’unico filo conduttore, tant’è che a un certo punto ho trovato la lettura noiosa. Qualsiasi defunto puntualmente “comunica messaggi di speranza verso la propria famiglia”, con qualche personalizzazione quale un consiglio sull’imprenditoria familiare o su che colore dipingere il salotto (no, non è una battuta). Per carità, va benissimo così: piuttosto che ascoltare vecchi rancori o tremende previsioni, meglio sapere un parente sereno ovunque egli si trovi. Le storie raccontate sono parecchie, dal figlio morto in un campo sportivo all’anziana madre deceduta, ai bambini volati via troppo presto ad amici di famiglia lasciati andare a causa di una brutta malattia.

A causa di continui rimandi su come l’Italia sia stato il Paese a metterla più in difficoltà a causa di ripetute accuse sulla propria buonafede, ho fatto qualche ricerca e ho trovato articoli riguardanti Rosemary Altea e su come il suo dono possa essere tutt’altro che di origine soprannaturale. In effetti la cosa lascia parecchi dubbi: non sarebbe la prima ne’ l’ultima “medium” che, animata dalla disperazione delle persone, tragga profitto dalle legittime debolezze umane. 

Ovviamente è impossibile stabile dove si trovi la verità: a prescindere dall’opinione sulle abilità dell’autrice e su vere o inventate che siano le sue esperienze, ritengo che quel che viene trascritto riguardo i defunti sia vero. Inutile farsi il sangue amaro su come sia potuto morire o in che stato d’animo si trovasse il nostro caro al momento del trapasso, ormai nulla può essere cambiato e certamente il suo spirito ora si troverà in pace. Non credo neppure che le anime possano esprimere rancore verso i vivi, a meno di debite eccezioni con solide basi sicuramente rare ai giorni nostri, e pensare che “mio padre sarà arrabbiato perché non gli ho detto che gli volevo bene” o “mio fratello è morto da solo in quell’incidente quando avrei dovuto accompagnarlo io con la mia auto” sia solamente un modo per farsi del male gratuitamente. Penso che questo libro possa essere un buon modo per riflettere su questo aspetto, e su come crogiolarsi nella disperazione sia inutile. A questo aggiungo un ammonimento sul fatto come credo sia il caso di tenersi strette le persone da vive anziché da morte, senza attendere eventi irreversibili o portare avanti rancori che non hanno motivo di essere. Pensate a quello zio che da anni vi invita alla casa sul lago o all’amico di scuola che non vedete da tempo, alla vacanza con la vostra amica che rinviate da anni o alla chiacchiera con vostro cognato che non vi concedete mai. Purtroppo molte cose sono impossibili da prevedere e altrettanto impossibili da rimediare. E’ il caso di continuare a tirare la corda?

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