Amicizia,  Donne,  Mamme

Metti, una mattina a colazione – Le amiche mamme

Ho notato come da qualche tempo “le amiche mamme” siano uno degli argomenti più dibattuti del web. Sia se a ricoprire il ruolo di mamma sei tu, sia se, gelosa dei tuoi geni, tu sia una delle poche che non abbia ancora provveduto a diffonderli. Entrambe le fazioni però, curiosamente, sostengono la medesima teoria: accusare l’altra di sparire nell’oblio alla notizia della gravidanza o alla nascita del pupo. Per quale motivo?

Da brava Bilancia ascendente Bilancia, ritengo che le responsabilità possa suddividersi in parti uguali. Non credo assolutamente che un’amica incinta o neo mamma parli esclusivamente di allattamento o coliche, ne’ che l’amica senza famiglia a carico sia una superficialona pronta a mollare l’amica colpevole di non poter più pogare ai concerti o permettersi serate con after annesso. Probabilmente, come sosteneva magistralmente Jerome K. Jerome nel suo stupendo “Pensieri oziosi di un ozioso”, anziché concentrarsi unicamente sulle mancanze altrui sarebbe più utile meditare sui cambiamenti propri. A ogni modo, riporterò qui la mia personalissima esperienza in merito.

Durante le gravidanze delle mie amiche non ho riscontrato alcun cambiamento. Anzi, era uno spasso andare all’aperitivo con loro: un’astemia nel gruppo è sempre un valore aggiunto! C’è da dire che tutte sono sempre state bene, nessun malessere che le avesse costrette a letto o peggio. Certamente non ho mai proposto weekend fuori porta o gite di un giorno intero, ma già da tempo questi impegni erano stati accantonati per svariate ragioni.

A nascita avvenuta la visita in ospedale era un rituale piacevole per entrambe le parti, ovviamente sapendo in anticipo che la cosa facesse piacere all’interessata. Una cara amica, complice un parto piuttosto difficoltoso che la costrinse in ospedale per più di dieci giorni, ci scrisse esplicitamente dopo la prima visita di non voler vedere più nessuno durante il ricovero, e noi rispettammo la sua decisione senza battere ciglio.

La visita a casa dopo qualche giorno o settimana rappresenta anch’essa un’altra tappa del percorso. Una cosa che mi permetto di consigliare è, d’accordo con l’interessata, di evitare i pomeriggi o le serate del weekend. Un conto è fare quattro chiacchiere con calma su come vanno le cose e come è andato il parto, tutt’altro ritrovarsi a fare la portinaia per i più improbabili amici e parenti capitati il sabato pomeriggio senza avvisare per “fare una sorpresa” con l’unico risultato, oltre a trovarlo poco rispettoso, di portare caos e confusione. Specie se, fino a un secondo prima, la neo mamma raccontava con prove pratiche quanto le riuscisse difficile l’allattamento al seno.

Trascorsi i i primi mesi e le brevi visite di cortesia in casa, il mio suggerimento è solo uno: dimenticatevi di loro. No, aspettate un attimo prima di assalirmi: non intendo assolutamente che dobbiate scordarvi della loro esistenza. Semplicemente, mantenete una presenza discreta a distanza. Un messaggio o una telefonata (concordata) in cui domandare come vanno le cose e se avessero piacere di un aiuto qualsiasi o una chiacchierata. Io per prima non sono la miglior baby-sitter al mondo, ma una spesa semplice o una cena in rosticceria da asporto rientra nelle mie capacità. Se vi dice di avere il raffreddore, chiedete se ha bisogno di qualcosa in farmacia. Se afferma di essersi dimenticata qualcosa alla vostra portata, offritevi di rimediare. Se ve la cavate con la tecnologia, datele una mano a pagare quella bolletta sul nuovo sito della banca o affini. “Non mi intendo di bambini” è una scusa assolutamente fiacca per troncare i rapporti con un’amica mamma: dubito altamente che non conoscano perfettamente questo lato di voi, e difficilmente vi domanderanno di badare a Corradino mentre loro saranno fuori casa per le più svariate ragioni. A meno che non si tratti di qualcosa di veramente breve e voi siate alle prese con un neonato con le sue ore di sonno giornaliere. Detto ciò, non prendetele in considerazione per l’evento letterario del secolo, il concerto del vostro cantante preferito, la fiera del fai-da-te che che non vi perdevate mai o eventi simili. Nel migliore dei casi non sapranno in che mese del calendario ci troviamo, nel peggiore vi restituiranno un “ti faccio sapere” che non avrà seguito o carico del livore di “ma tu guarda questa cosa mi chiede come se non sapesse che ho cose più importanti a cui badare”. Il che è vero: sono alle prese con la cosa più importante del mondo!

Approfittatene per liberarvi dal giogo della compagnia: andare al cinema da sole non è da sfigate, provare quel nuovo ristorante in solitudine nemmeno, andare alla Fiera dell’Oriente senza nessuno che sbuffi davanti all’ennesima bancarella di campane tibetane estremamente appagante.

Col passare dei mesi, la vostra amica ritornerà. Dovrete passare per i regali cumulativi di battesimo e primo compleanno, ma quando lei riprenderà a respirare e delegare, tornerà anche la voglia e possibilità di dedicarsi agli antichi amori, quali ascoltare le vostre evoluzioni sentimentali, come va il nuovo lavoro, in che negozio avete comprato le tende nuove e spettegolare sulla ex compagna di scuola che le ha chiesto l’amicizia su Facebook e che si è sposata per la terza volta (con un vestito bruttissimo).

Quando è giunta questa fase non l’ho presa benissimo. Il motivo è presto detto: le mie amiche sembravano dee-jay a Ibiza il mese di agosto (cit.). Erano costantemente impegnate: durante il weekend non avevano mai un pomeriggio o una serata liberi. Poco male se si fosse trattato della rimpatriata del corso pre-parto o il 90° compleanno del nonno: nel mio caso collezionavo rifiuti a causa di banalissime cene di famiglia da genitori e suoceri che facevano a gara per accaparrarsi la presenza del nipotino. Non importava se fosse spesso con loro durante la settimana: la lotta proseguiva senza esclusione di colpi dal venerdì alla domenica sera. Per non parlare delle serate con amici con figli, con cui è inutile competere e di cui non vale neppure la pena parlare. Mi seccava ricevere dinieghi per appuntamenti tranquilli e banali come una pizza insieme o un thè pomeridiano con pupo annesso a casa dell’amica, programma concepito appositamente per garantire massima tranquillità e serenità. Dopo qualche mese mollai il colpo: stanca di sentirmi dire di no per motivi assolutamente futili, accettai con rammarico che non dovevo aspettarmi nulla. Decisi di lasciar fare al calendario. Un giorno di inizio estate, dopo un breve incontro per colazione proposto naturalmente dalla sottoscritta, lasciai che il tempo passasse in attesa di un’inizativa da parte della mamma del momento. Ci incontrammo più di due mesi dopo per circostanze eccezionali, in cui le dissi sorridendo con la massima tranquillità: “da quant’è che non ci vedevamo? Se non sono io a proporti qualcosa, posso sedermi sulla riva del fiume ad aspettare”. Lei borbottò qualcosa, ma dalla sua espressione capii che la dimenticanza non era frutto della cattiveria, ma autentico stupore sul fatto che si, in effetti, a ben pensarci era così… com’era potuto succedere?

In concomitanza col mio cuore messo forzosamente in pace, le cose iniziarono a cambiare in positivo. Anzi, abituata com’ero a considerarla “non disponibile” mi resi conto che ero diventata io quella che non si faceva mai sentire per prima! E quando mi accorsi di questo curioso aspetto, glielo dissi e ci ridemmo sù.

E poi, chi può dire che essere meno mondani debba essere un dramma? Giusto ieri proposi una colazione al bar con un’amica, la quale patteggiò per un incontro a casa sua causa pupo scalmanato. Non inserii nemmeno la sveglia, abituata come sono ad alzarmi relativamente presto nel fine settimana. Naturalmente stamane si verificò l’eccezione che conferma la regola, con sveglia tardiva e relativo ritardo cosmico. No problem: capelli da zingara, t-shirt da casa e occhiali da vista di 8 anni fa. Chi mai avrebbe avuto il tempo e la voglia di sistemarsi per bene…? Io no di sicuro!

E per le amiche mamme… hip-hip, urrà!

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