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Spritz librario – Recensione “Casi umani” di Selvaggia Lucarelli

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Ok. Niente occhi verso il cielo, sbuffi, esclamazioni quali “oddio!” o simili. Stavolta non si parla di nulla candidabile al premio Nobel per la letteratura, ma neppure da scartare a priori unicamente a causa di pregiudizi od opinioni personali sull’autore. O autrice, in questo caso.

Selvaggia Lucarelli non ha bisogno di presentazioni. Da anni sulla scena italiana, difficilmente lascia indifferenti: o la si ama, o la si odia. Io mi assesto su una sana via di mezzo: nonostante sia in disaccordo su parecchi articoli scritti da lei, mi piace molto il suo stile irriverente e il sense of humor che la contraddistingue.

Dopo il debutto di “Che ci importa del mondo” e aver letto “Dieci piccoli infami” che mi aveva fatta morire dalle risate, ho subito provveduto a procurarmi questo nuovo “Casi umani”, anch’esso edito da Rizzoli. La tematica, inoltre, era davvero interessante: una lista di racconti dedicata alle relazioni sentimentali fallimentari collezionate dall’autrice, in un decalogo che certamente ce ne avrebbe raccontato delle belle.

Il risultato è stato ampiamente soddisfatto. Il libro è breve e lo si legge in pochissimo tempo. Ogni capitolo è dedicato al proprio “uomo-caso umano”, in un vortice che soddisferà qualsiasi gusto. Dai racconti più divertenti come l’Arpagone per antonomasia (la cronaca sull’organizzazione del funerale del padre del fidanzato l’ho trovato il passo più esilarante del libro), al sedicente blogger a cui aveva concesso un appuntamento da dimenticare, agli inquietanti risvolti dell’omosessuale in incognito che voleva fare di lei una madre surrogata, al racconto degno di ben più ampie riflessioni riguardanti un autentico narcisista manipolatore che purtroppo aveva fatto breccia su di lei con conseguenze poco simpatiche.

Oltre all’estrema ironia che contraddistingue l’opera e le ore spensierate che vi farà trascorrere, credo possa rappresentare qualcosa di profondo per molte donne. Tutte noi siamo state vittime di sconforto e pessimismo durante una fase down della propria vita sentimentale, e un libro come questo può essere utile a riflettere sul fatto che:

  • no, non succede perché siamo brutte e sfigate;
  • no, non capitano tutte a noi;
  • e no, nessuna è esente dalla malvagità di certi uomini.

Essere belle, ricche o famose non garantisce certo l’immunità da determinate trappole mentali, e leggere di determinati meccanismi relazionali potrebbe smuovere riflessioni verso eventuali rapporti malsani. Il capitolo dedicato al fotografo “troppo bello per essere vero” vi condurrà in uno scenario già visto mille volte in cui si, è esattamente così:

non è tutto oro quel che luccica.

L’autrice del libro racconta della gelosia morbosa di cui era oggetto e della malsana supremazia di cui era vittima, fino all’improvvisarsi stalker per far cadere il fidanzato in un trabocchetto con l’inevitabile epilogo della relazione. L’ho trovato talmente ben scritto che, se avessi un’amica o una collega in difficoltà a causa di un rapporto morboso che la rendesse palesemente prigioniera e infelice, le consiglierei senz’altro questa lettura “umoristica” con la speranza l’aiutasse a riflettere in maniera più proficua rispetto a ore di discorsi che non si vogliono, purtroppo, mai ascoltare.

Alla luce di questa particolare eccezione, dato il rapporto qualità/prezzo e la brevità del libro consiglio eccezionalmente il prestito bibliotecario. Successivamente, nel caso vogliate approfondire o rileggere, potrete sempre trovarlo in libreria. E chi dice che un po’ di sano umorismo sulle disgrazie altrui non sia un buon investimento da conservare in libreria?

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