Libri

Spritz librario – “Invidia il prossimo tuo” di John Niven

invidia

Sono entrata in biblioteca l’altro giorno con idee completamente differenti rispetto a quelle con cui sono uscita. Ad attirare l’attenzione sono stati la copertina, il titolo e la trama di questo romanzo, opera del già autore di “A volte ritornano”, vero caso letterario di qualche anno fa. Eccomi quindi davanti a un bel titolo emblematico, “Invidia il prossimo tuo” del britannico John Niven.

La storia è di quelle da far tremare i polsi. A tutti noi insegnano a essere buoni, generosi e compassionevoli verso i meno fortunati, a maggior ragione quando questi ultimi sono vecchie conoscenze e amici sprofondati nel baratro. E’ quel che pensa anche Alan, protagonista di questo romanzo, celebre critico gastronomico nella Londra odierna con una bella moglie aristocratica, una casa più simile a una magione e tre figli. Un giorno, passeggiando verso la metropolitana, si imbatte in un anonimo barbone che, al contrario degli altri, lo chiama per nome e cognome. Dopo lo sbigottimento iniziale, lo riconosce in Craig, il suo miglior amico di gioventù, lasciato rockstar in ascesa e ora costretto a mendicare il necessario per vivere.

Ad Alan non basterà farci una bevuta insieme e donargli qualche sterlina: sceglierà di portarlo nella propria casa, accoglierlo nella propria famiglia, prendersi carico del suo “rimettersi in carreggiata”, interessarsi di vecchi crediti legati ai successi musicali di Craig e garantirgli un sostentamento in attesa che spicchi il volo verso una vita dignitosa. Tutto bene quel che finisce bene, quindi? Non proprio.

“Nutri il corvo e ti caverà gli occhi.”

Strani intoppi dapprima, guai veri e propri poi, Alan inizia a collezionare una sinistra serie di “sfortune”. L’origine dal suo punto di vista è ignota, e anche da parte del lettore sembra impossibile ricondurre tutti questi problemi a un vero colpo basso da parte di Craig. Eppure è quello che accade. Alan si ritroverà ben presto a toccare il fondo perdendo tutto: soldi, lavoro e famiglia, con un ribaltamento di ruoli rispetto all’inizio della storia a tratti difficile da accettare.

Non svelo il finale del romanzo, ovvero se la catastrofe rimarrà senza soluzione o se tutto si riaggiusterà.

Oltre la vicenda stessa, credo che quest’opera affronti una tematica veramente interessante. Tutti ci insegnano ad aiutare il prossimo, essere compassionevoli e misericordiosi: eppure la gratitudine non è una dote innata nell’essere umano. Capita di essere colpiti alle spalle da chi meno ce l’aspetteremo, quest’ultimo in preda alle più primordiali emozioni umane: invidia, gelosia, rabbia, risentimento verso chi “ce l’ha fatta” in barba alle proprie miserie. Un “grazie” non è garanzia di nulla, l’irriconoscenza è dietro l’angolo e dal mio punto di vista è bene non dimenticarlo mai. Essere costantemente guardinghi non è il massimo, ma nemmeno fidarsi ciecamente di qualcuno che potrebbe voltarsi male senza apparentemente alcuna ragione o preavviso.

Cosa fare per tutelare noi stessi? Difficile dirlo. Penso che l’importante sia non dare per scontato nulla, sia nel bene quanto nel male. Fidarsi ciecamente di qualcuno o qualcosa senza curarlo, nutrirlo o dargli importanza è un aspetto che si può applicare a ogni ambito della vita, a una persona, un oggetto o una capacità. E’ il caso di dare sempre linfa nuova a quello che facciamo, senza lasciare che le cose vadano da sé o pensare che evolvano nella direzione che vogliamo senza alcun intervento da parte nostra. Capire di aver sbagliato potrebbe essere un’illuminazione o un dato di fatto giunto troppo tardi, difficile o impossibile da rimediare. Di contro, ricordarci di dire “grazie” a chi ha fatto qualcosa per noi o ci ha supportati sarà qualcosa che pagherà, sempre. Forse non dal diretto interessato, ma le vie dell’Universo sono infinite… of course.

6 Comments

Rispondi

Scroll Up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: